MARIE ANTOINETTE



Speciale cinemotore - Foto SONY PICTURES RELEASING ITALIA






Note di produzione

Dal premio Oscar per la miglior sceneggiatura Sofia Coppola, già candidata alla prestigiosa statuetta della Academy per la miglior regia, un film fresco, giovane e attualissimo che rilegge in chiave moderna un mito della Francia del Settecento: MARIE ANTOINETTE.

Da sempre oggetto di accese discussioni tra chi la considera un personaggio totalmente negativo e chi invece la ritiene una giovane donna incompresa, Maria Antonietta (Kirsten Dunst) appare nella visione della Coppola una creatura molto distante sia dalla figura malvagia che la storia ufficiale ci consegna, sia dallo stereotipo ieratico dell’idolo divino. Sofia Coppola immagina Maria Antonietta semplicemente come un’adolescente confusa e disorientata, che si sente sola e viene spinta a forza in un mondo decadente, avvelenato da continui scandali, che sta per essere spazzato via.





LE CHIAVI DI VERSAILLES

Sebbene la lettura di Sofia Coppola in MARIE ANTOINETTE abbia completamente cambiato il look alla storia ufficiale, la regista aveva sempre comunque sperato di poter ambientare il film nei luoghi autentici in cui si erano svolti gli avvenimenti storici narrati. Il suo desiderio è stato esaudito quando il governo francese le ha concesso il permesso speciale di girare la pellicola all’interno del Palazzo di Versailles, letteralmente consegnando nelle sue mani le enormi chiavi di ferro delle stanze più off-limit dell’edificio: dalla camera di Maria Antonietta alla leggendaria Stanza degli Specchi dove la giovane ebbe modo di assistere a un’esibizione del giovane Wolfgang Amadeus Mozart. Grazie alla stima che il Direttore di Palazzo nutre per il lavoro della regista, la Coppola è la prima cineasta ad avere pieno accesso all’enorme monumento storico. “Ho avuto maggiore libertà di movimento a Versailles di quanta ne abbia avuto al Parco Hyatt a Tokyo per girare 'Lost in translation – L’amore tradotto'” fa notare Sofia.

Il castello di Versailles è uno dei monumenti storici più famosi del mondo e un simbolo imperituro di ricchezza, regalità e lusso. Fu commissionato da Re Luigi XIV che incaricò il famoso architetto Jules Hardouin Monsart di creare il palazzo più grande d’Europa nell’esatto luogo dove si trovava il vecchio padiglione di caccia di suo padre. L’imponente complesso era circondato da sontuosi giardini disegnati da André Le Nôtre, mentre gli interni furono decorati dal celebre pittore Charles Brun. I muri erano letteralmente ricoperti dai capolavori degli artisti francesi più in vista. Il risultato, completato negli anni intorno al 1680, era un imponente complesso, che poteva ospitare 20.000 persone, così enorme che solo per mantenerlo, fanno notare gli storici, nel Settecento la nazione era costretta a spendere gran parte delle sue già vacillanti entrate.

Con più di 700 stanze, 2.000 finestre, 1.250 caminetti, 67 scaloni e qualcosa come 1.800 acri di parco arricchiti con fontane, statue e giardini, Versailles costituisce una location inimitabile. “È stato emozionante girare nel luogo in cui molti degli eventi che raccontiamo sono effettivamente accaduti” dice la Coppola. “E ci hanno lasciato molta libertà di movimento. Potevamo parcheggiare i nostri camper proprio di fronte al palazzo e trasportare tutta l’attrezzatura nella camera di Maria Antonietta”.

La regista continua: “Abbiamo potuto girare la scena del matrimonio della giovane coppia nella cattedrale in cui è stato realmente celebrato e lo stesso vale per la scena alla fine del film in cui Maria Antonietta esce su un balcone per parlare alla folla che si agita sotto di lei. Poter ricreare questi momenti così intensi nei luoghi dove sono realmente accaduti è stata un’esperienza unica, da brivido”.

Tuttavia anche le sfide da superare sono state tante. KK Barrett, che si è occupato della scenografia, ha immediatamente capito che Versailles sarebbe stata una location estremamente difficile da gestire. “Quando mi hanno comunicato che ci avrebbero consentito l’accesso a Versailles, ero letteralmente fuori di me dalla gioia: considerando la maestosità e la ricchezza del luogo, era un sollievo poter girare all’interno del palazzo perché una scenografia del genere sarebbe stata praticamente impossibile da riprodurre” spiega Barrett. “Ma poi mi sono reso conto che Versailles è un vero e proprio museo, una sorta di rappresentazione congelata di come erano le cose nel passato. Perciò abbiamo dovuto portare cibo, oggetto e tende per farlo sembrare un ambiente dove vivevano ancora migliaia di persone”.

Ovviamente dovevamo rispettare tantissime regole perché nulla si rovinasse. “In alcune stanze non si potevano nemmeno tirare le tende perché la sola esposizione alla luce del sole avrebbe rovinato il colore dei tessuti e avrebbe potuto causare un danno irreversibile” spiega lo scenografo. “Inoltre ci hanno imposto di non usare la mobilia, cosa che abbiamo ovviamente rispettato; ma ciò ha significato un gran lavoro per tutta la troupe perché siamo stati costretti a trovare e a portare dentro i nostri mobili che avrebbero anche potuto non essere in scala con ciò che era già nelle stanze. Devo ammettere che è stato piuttosto complicato”.

Nonostante l’atmosfera del film fosse intimistica, il sito ha permesso a Barrett di osare una certa ostentazione. “A Versailles c’erano ricchezza, piacere e decadenza allo stato puro: abbiamo scelto di esaltare e valorizzare questi aspetti, mantenendo però quell’ingenuità e quell’innocenza spensierata che caratterizzavano Maria Antonietta” dice lo scenografo. “Quello che vediamo nel film non è la Francia del Vecchio Mondo perché in realtà vediamo tutto attraverso le lenti rosa della giovane sovrana”.

Arrivati a Versailles, i membri del cast sono rimasti tutti senza fiato per la maestosità del luogo. “Ci hanno fatto visitare il palazzo e abbiamo visto gli appartamenti segreti, le scale nascoste e tutte quelle piccole stanze e quei posti in cui nessuno è autorizzato a entrare. È stato incredibile poter entrare così liberamente nella Storia” dice Schwartzman. “Sono stato particolarmente impressionato dalle dimensioni del luogo. Adesso quando vado a Londra e vedo Buckingham Palace penso: ‘È così piccolo’”.

Ma Versailles è anche un’importante attrazione turistica ed è rimasta aperta al pubblico per la maggior parte del periodo della produzione. Questo ci ha complicato parecchio le cose durante le riprese. Una volta Schwartzman stava passeggiando per i giardini di Versailles col costume di Luigi XVI, cercando di entrare nel personaggio per una scena che stava per girare, quando un gruppo di turisti lo ha sorpreso in una curva. La Coppola commenta: “Siccome Jason dice di non essere uscito dal personaggio, chissà se quel giorno hanno riportato un avvistamento del fantasma di Luigi".









“I WANT CANDY”: IL MONDO DI MARIE ANTOINETTE FATTO DI CARAMELLE E BRIOCHES

Anche se stava girando a Versailles e in altri luoghi francesi ricchi di storia e di atmosfera, Sofia Coppola non ha rinunciato al suo personalissimo stile contemporaneo. Aveva un’idea molto chiara di come desiderava che il film fosse realizzato, sia in merito al look, che al sentimento che voleva raccontare: doveva ispirarsi alle delizie sensuali dei colori appetitosi e delle mode decadenti in cui Maria Antonietta trovava conforto. Molto tempo prima che iniziasse la produzione, la Coppola aveva creato interi libri di collage che raccoglievano i tratti fondamentali che avrebbero guidato l’estetica del film.

“Non volevo cadere nello stile anonimo del solito film storico che utilizza sempre gli stessi costumi in affitto” spiega la regista. “Volevo fare tutto a modo mio, dalle acconciature, al trucco, ai costumi. Volevo che si sentisse che ogni cosa era stata preparata appositamente per questo film”.

In collaborazione con il direttore della fotografia Lance Acord, con lo scenografo KK Barrett e con la costumista Milena Canonero, la Coppola ha creato una tavolozza di colori che sfida coraggiosamente il solito look triste e indistinto che molti autori scelgono per le pellicole in costume, preferendo una vera e propria esplosione di tinte vivaci, luminose, da sorbetto, e una fotografia elegantissima. Quando Maria Antonietta, ormai cresciuta, diventa madre e si reca nel suo rifugio artistico di Le Petit Trianon, lo stile adotta tinte e illuminazione più naturali, che virano verso tonalità un po’ più scure e austere nell’ultimo capitolo della vita di Maria Antonietta a Versailles, quando ormai la rivoluzione incombe e la regina trova finalmente il coraggio dell’età adulta.

La Coppola commenta così il disegno complessivo che aveva ideato per il film: “Doveva essere come una fantasia da ragazzina: ogni fotogramma doveva traboccare di bellissimi fiori, enormi torte, seta e nastri”.

Antonia Fraser, che ha speso molti anni facendo ricerche sulla vita di Maria Antonietta, è stupita da come la Coppola sia riuscita a farsene una visione tanto completa. “Adoro il look del film", dice la scrittrice. “Penso sia assolutamente incantevole. È una magia che il cinema può creare e io invece non potrei mai: posso riempire pagine e pagine descrivendo la maestosità di Versailles e la grazia di Maria Antonietta, ma il film ha un impatto sempre e comunque più intenso“.

Pronto a una nuova collaborazione con la Coppola dopo 'Lost in translation – L’amore tradotto', il direttore della fotografia Lance Acord è stato allettato dalla sfida di creare qualcosa di completamente nuovo partendo da un genere solitamente piuttosto scialbo. “Sofia e io abbiamo discusso molto su come sia possibile realizzare un film in costume senza cadere nelle convenzioni di questo genere di pellicola” dice il regista. “Ci siamo subito trovati d’accordo sul voler evitare di fare uno di quei soliti quadri; volevamo invece raccontare una storia creativa, personale, viva, dentro un periodo storico documentabile”.

“Per quanto riguarda l’illuminazione, abbiamo scelto di adottare un approccio vivace e di altissimo livello” continua Acord. “Spesso nei film in costume, luoghi, mobili e costumi sono sottotono e l’umore che si respira è triste, freddo e monotono. Però Maria Antonietta viveva in un mondo estremamente lussuoso e quindi tutto, dai suoi mobili, al guardaroba, al letto, doveva avere un aspetto fresco e nuovo. La tavolozza si è ispirata alle tinte amaretto di Ladurée. Eravamo esaltati all’idea di poter aprire questo mondo e renderlo più luminoso, più ‘pop.’”

I due cineasti, che in passate collaborazioni avevano già sviluppato una sorta di comunicazione speciale tra loro, durante la lavorazione di MARIE ANTOINETTE hanno rinnovato la loro complicità. “Non abbiamo quasi mai utilizzato gli storyboards. Mentre gli attori provavano, noi solitamente prendevamo nota sul copione delle emozioni, del luogo, delle luci, e in base a quegli appunti decidevamo come avremmo girato la scena” spiega Acord. “Si tratta di seguire delle intuizioni, di osservare e scoprire le cose in base a come ti si presentano al momento. Sofia, nel suo stile sempre molto tranquillo, aveva un’immagine chiara e precisa di quello che voleva e aveva piena fiducia in me perché sentiva che ero la persona giusta per aiutarla nell’impresa”.

Anche lo scenografo Barrett aveva già collaborato con la Coppola e Acord in 'Lost in translation – L’amore tradotto'. Adesso sentiva che in MARIE ANTOINETTE il suo compito era quello di creare una sorta di immensa bolla color pastello che avvolgesse la giovane sovrana il cui scopo era riflettere la bellezza tutta superficiale di Versailles. Anche Barrett era entusiasta all’idea di dare nuova vita alla storia ufficiale attraverso la visione fresca della regista. “Fu subito chiaro che Sofia avrebbe adottato un approccio basato sulle impressioni della protagonista” dice lo scenografo. “L’attenzione di quanto viene raccontato non è focalizzata su quello che la gente attorno a Maria Antonietta pensa di lei, ma su come lei interiorizza il mondo che la circonda; ed è esattamente quello che fa lo spettatore quando vede il film. In questo senso, MARIE ANTOINETTE racconta una storia molto intima, personale, proprio come 'Il giardino delle vergini suicide' e 'Lost in translation – L’amore tradotto'”.

Appena ha intuito quale sarebbe stato l’approccio della Coppola, Barrett ha cominciato a pensare alla scenografia come alla rappresentazione di un ‘mondo fatto di caramelle e brioches’. “Sofia aveva realizzato un libro di consultazione pieno zeppo di colori pastello, di verdi menta, di magenta e di gialli canarino invece dei soliti blu regali e borgogna che ci si aspetterebbe per un film in costume” ricorda Barrett. “Abbiamo deciso di stare lontani dai marroni e dai beige, per evitare il cliché del color seppia che sembra avvertirti: ‘Sei in un altro tempo.’ Volevamo dare la sensazione di aver scattato delle istantanee della vita di Maria Antonietta e di essere riusciti a documentare quel mondo prima che sbiadisse con il passare del tempo. L’idea di fondo è che noi ci troviamo proprio lì con loro, con immediatezza, vitalità e spensieratezza”.

Barrett ha trovato particolarmente piacevole la fase in cui ha ricreato il mondo privato di Maria Antonietta nel suo asilo a Le Petit Trianon. “Lì era tutto più leggero, più colorato, più naturale, più rilassato e pieno di fantasia; e con meno imposizioni e meno responsabilità derivanti dal peso della storia e del protocollo. Tornati a Versailles, nel mondo del re, si ritorna all’inflessibilità, alla doratura, alle proporzioni monumentali”.

Poiché girare a Versailles e a Le Petit Trianon comportava tutta una serie di vincoli, la produzione ha preferito utilizzare altri castelli storici per ricreare le stanze dei sovrani e anche il piccolo villaggio rurale sulle rive di un laghetto, conosciuto come l’’Hameau’ che Maria Antonietta fece costruire a Le Petit Trianon. “Abbiamo trovato anche alcuni châteaux con splendidi particolari settecenteschi, che però purtroppo erano quasi in rovina” spiega Barrett. “Comunque, girando in queste location abbiamo potuto utilizzare pezzi e superfici che già c’erano e anche portare dentro nuove pareti per arricchire o modificare, chiudere o aggiungere finestre, costruire caminetti, curvare soffitti; insomma, abbiamo potuto fare veramente molto. Il pensiero dominante era però sempre quello di far rivivere gli ambienti in cui giravamo le scene”.

Di tutti i sensi stuzzicati da MARIE ANTONIETTE, il gusto è senza dubbio quello più stimolato, sebbene la cosa sia piuttosto inusuale in un film. Per l’intera durata della pellicola, le delizie francesi per il palato sono generosamente in mostra. Una delle idee più apprezzate dalla regista è quella dei piatti colmi di ogni ben di dio che torreggiano letteralmente sulle tavole di Maria Antonietta e Luigi.

“Il fatto di aver girato il film in Francia ci ha permesso di trovare tante persone specializzate proprio nella preparazione di piatti della cucina settecentesca” racconta la Coppola. “C’è tutta una tradizione su come il cibo era preparato a quel tempo: era un processo incredibilmente elaborato. Come regista ho avuto il divertente privilegio di fondare un 'Dipartimento Dolciario' esclusivamente dedicato a creare un’infinità di amaretti e tutti quei pasticcini rosa così ridicolmente graziosi che usavamo come riempitivo per arricchire il set. La tavolozza del film avrebbe potuto benissimo essere confusa con un vassoio di torte e biscotti”.














LA MODA DEL XXI SECOLO INCONTRA LO STILE SETTECENTESCO

La giovane ed esuberante Maria Antonietta, passata alla storia per il pallore della sua incantevole carnagione, è ricordata come una delle donne europee più eleganti di tutti i tempi. La sua classe era talmente apprezzata da fare di lei un’icona dello stile capace di lanciare delle vere e proprie mode. Arrivò in Francia in un periodo in cui l’aristocrazia si era abbandonata a un look estremamente stravagante che rispondeva al motto 'più grande è, meglio è'. La giovane si appassionò subito alle enormi crinoline e agli abiti con strascichi lunghissimi disegnati delle case di moda parigine più famose. Quella era anche l’epoca della “Belle Poule”, l’abominevole acconciatura che consisteva in un’infinità di strati impilati sulla testa decorati con frutta, piume e ninnoli di ogni tipo: Maria Antonietta la coltivò ai livelli più incredibili. Eppure, più tardi, sarà proprio la giovane sovrana a introdurre un radicale cambiamento nella moda, inaugurando un periodo in cui gli abiti saranno più semplici, più morbidamente fluenti e naturali, quasi a preannunciare le grandi trasformazioni che incombevano sulla nazione.

I costumi in MARIE ANTOINETTE erano uno degli elementi fondamentali per riuscire a realizzare l’audace progetto del film secondo la visione della Coppola. La regista avrebbe potuto affidare il delicato incarico solo a una costumista che possedesse sia la sensibilità per far rivivere lo stile settecentesco comprendendone il significato storico profondo, sia la creatività senza preconcetti per reinterpretare la foggia antica in chiave moderna, esprimendo un gusto riconoscibilmente attuale. La persona giusta era senza alcun dubbio Milena Canonero. Vincitrice di due premi Oscar per le creazioni dei costumi di 'Momenti di gloria' e Barry Lyndon e già candidata ad altre cinque prestigiose statuette dell’Academy, l’artista italiana è attualmente una delle costumiste più apprezzate. È entrata subito in sintonia con la regista, non nascondendo l’ammirazione per l’originalità del suo approccio a un film in costume. “Sento che ci assomigliamo molto perché anche Sofia è estremamente attenta alle emozioni che i costumi sono in grado di trasmettere al pubblico” dice la Canonero. “In effetti, il nostro lavoro in MARIE ANTOINETTE è in parte relativo allo stile del personaggio, in parte simbolico e in parte psicologico. La scelta di un tessuto o di un colore non è mai casuale”.

Non appena si è unita alla squadra, la Canonero ha scoperto la base da cui sarebbe dovuto partire il suo lavoro. “Quando incontrai Sofia per la prima volta, mi raccontò dei mesi passati in Francia a fare ricerche e mi parlò delle sue idee sui colori che avrebbe voluto usare per il film: le tinte amaretto, i rosa intensi, i giallo oro, i verde pistacchio” ricorda la costumista. “Siamo partite da lì come base per la nostra ispirazione e abbiamo proseguito verso alcune fantasie a strisce e altre a fiori”.

E aggiunge: “Sofia non voleva che MARIE ANTOINETTE avesse il solito look che ci si aspetta da un film sul XVIII secolo. In effetti questa non è la classica storia sulla vita della sfortunata regina, ma la versione personalissima con la quale Sofia ha scelto di raccontare l’esperienza intima della giovane in chiave moderna. Ovviamente gli abiti si sono adeguati al tipo di linguaggio utilizzato per la narrazione. Il nostro scopo era cogliere lo spirito del tempo e disegnare dei costumi che riuscissero a esprimerlo con calore e umanità, per renderlo più comprensibile alla nostra sensibilità contemporanea; ecco perché le mie creazioni presentano tratti che esprimono al tempo stesso ricchezza e semplicità”.

“Molti dei nostri costumi si possono ritrovare nel testo della canzone ‘I Want Candy’, ” spiega la Canonero. “Abbiamo scelto colori e tessuti che facciano pensare a cose che si vorrebbero mangiare e hanno tinte che variano da sfumature molto chiare e delicate a tonalità decisamente più sfacciate e audaci. Certo, siamo state molto influenzate dal periodo, ma lo abbiamo voluto presentare in un modo tutto nostro. Non c’è solo il pacato racconto della compostezza aristocratica: alle volte è puro rock and roll”.

Per creare il ricchissimo assortimento di costumi che si ammirano nel film, la Canonero ha utilizzato molti suoi disegni originali e anche numerosi schizzi dell’epoca. Ha inoltre fatto arrivare metri e metri di tulle, organza, taffettà e seta dall’Italia e dall’Inghilterra; e ovviamente migliaia di penne piumate. Per realizzare le centinaia di copricapi necessari al cast, ha dovuto portare con sé le sue migliori modiste, con le quali ha anche passato infinite ore a cucire bottoni. “I veri protagonisti della moda settecentesca sono proprio i bottoni” osserva la costumista.

Per le calzature, che erano una delle manie della giovane sovrana, la Canonero si è affidata ai magnifici disegni del guru della moda Manohlo Blahnik che ha saputo realizzare delle versioni stilizzate di alcuni modelli dell’epoca. “Non sono scarpe in perfetto stile settecentesco, ma lo ricordano molto” dice l’artista italiana.

Per vestire la giovane protagonista, la Canonero e la Coppola hanno ulteriormente intensificato la collaborazione. “Sofia voleva che gli abiti di Maria Antonietta esprimessero un misto di ricchezza e freschezza. Inoltre dovevano lasciare trasparire la sua maturazione da ragazzina spensierata a giovane donna sofisticata, ” spiega la costumista. “Attraverso il suo abbigliamento si può intuire come gradualmente acquisti sicurezza in se stessa: anche le scollature che si fanno più profonde sono una spia di questa trasformazione”.

Sebbene la moda del periodo prevedesse la parrucca per le dame, per Kirsten Dunst si è scelto un look più naturale, alle volte cospargendole i capelli di cipria alla maniera settecentesca, altre volte permettendole di rimanere del suo biondo naturale. “L’immagine di Maria Antonietta è inevitabilmente associata alle sue acconciature elaborate, ma noi abbiamo preferito scegliere pettinature che valorizzassero Kirsten, soprattutto nelle scene in cui raccontava l’intimità della giovane sovrana, ” osserva la Canonero.

Il trucco pesante della Dunst rispecchia perfettamente la mania settecentesca per il belletto. “In realtà, il look del periodo era ancora più spinto, ” spiega la costumista.

Sebbene i costumi della sola Maria Antonietta avrebbero potuto tenere occupata l’intera squadra per mesi, la Canonero stava disegnando anche un ricchissimo assortimento di costumi per la corte. E ciascun personaggio doveva avere il suo look unico e personale.

I due personaggi femminili che la costumista ha amato di più, oltre a Maria Antonietta, sono la Contessa de Noialles, interpretata da Judy Davis, e Madame Du Barry, impersonata da Asia Argento. “Sono due donne assolutamente uniche, ” dice la Canonero. “Per la Contessa de Noailles abbiamo scelto un look molto elegante e ricercato. E per sottolineare che è una persona acida le abbiamo fatto indossare molte tonalità di giallo, tra cui il giallo cedrino e il limetta. Madame Du Barry, invece, è come un uccello esotico, sembra quasi un pappagallo. È un po’ sopra le righe, piena di gioielli, turbanti e piume”. Anche per i costumi di Schwartzman la Canonero ha scelto di non concedere nulla ai soliti cliché. “Non volevo farne il solito Luigi XVI ricoperto di trine che siamo abituati a vedere nei ritratti. Così ho pensato a qualcosa di più semplice, ” spiega la costumista. “Sebbene questo fosse il periodo culminante della decadenza francese, volevo che risultasse chiaro anche dall’abbigliamento che Luigi XVI era della nuova generazione e che quindi era proiettato verso il futuro. Per lui ho scelto un look sartoriale, impeccabile, con tessuti pregiati e ricami poco vistosi. E ovviamente molti dei colori che indossa sono i preferiti di Luigi: il blu chiaro e il grigio in varie tonalità”.

Schwartzman racconta che i costumi lo hanno aiutato davvero molto a entrare nel personaggio. “Il contributo degli abiti di Milena è stato preziosissimo. Quando indossi questo genere di vestiti, cominci a viaggiare indietro nel tempo e dopo un po’ ti senti diverso, anche fisicamente: cambi il portamento, raddrizzi la schiena e le spalle, e alla fine ti accorgi che hai cominciato anche a camminare e a sederti in modo diverso. È una sensazione incredibile, ti senti trasportato in un altro mondo, ” spiega il giovane attore. Per l’intera durata della lavorazione del film, la Canonero e il suo team hanno lavorato giorno e notte ininterrottamente perché ogni singolo membro del cast avesse sempre abiti freschi e puliti. Inoltre la costumista aveva l’abitudine di presentare alla regista una serie di abiti tra cui poter scegliere quello che a suo parere si adattava meglio alla scena da girare. La Coppola è davvero entusiasta dell’enorme contributo della Canonero al film. “Il suo lavoro è stato impagabile. E poi ha una sensibilità incredibile per il grande schermo. Anche se studiavamo gli abiti a uno a uno nel suo studio senza avere quindi una visione d’insieme dei costumi, Milena è riuscita a fare qualcosa di eccezionale: quando gli attori entravano tutti insieme sul set, i diversi colori e anche i più piccoli dettagli si fondevano a creare un ensemble ricco e meraviglioso, ” racconta la regista. “Era davvero emozionante vedere quello che avevamo solo immaginato trasformarsi in qualcosa di vivo e reale”.












LA SEVERISSIMA ETICHETTA DI VERSAILLES

Quando, in una lettera, Maria Antonietta scrisse a sua madre: “Mi sono imbellettata e lavata le mani di fronte al mondo intero”, aveva esagerato appena un pochino: ben lungi dall’essere per la coppia reale un’accogliente dimora, Versailles era un complicato universo chiuso in se stesso che ospitava migliaia di nobili con la loro servitù che non avevano altro da fare se non studiare attentamente anche il più insignificante movimento dei sovrani.

Sebbene sia quasi inconcepibile per noi che viviamo nel XXI secolo, bisogna considerare che la vita, le attività e il corpo di Maria Antonietta in quanto regina non appartenevano a lei, ma alla nazione francese e all’intero apparato della corte. Non era previsto che avesse dei momenti di privacy: qualcuno del suo entourage la vestiva, la truccava e l’aiutava a lavarsi; doveva mangiare i suoi pasti in pubblico e ogni singola parola che usciva dalla sua bocca doveva essere in perfetto accordo con quanto dettato dal codice di comportamento reale. Perfino durante la loro prima notte di nozze Maria Antonietta e Luigi non erano soli: siccome il loro letto doveva essere consacrato pubblicamente, quando ci entrarono per la prima volta insieme erano circondati da una vera e propria folla di curiosi. E alcuni anni più tardi Maria Antonietta dovette sopportare l’intero travaglio di fronte ad altrettanti spettatori curiosi.

Fu Luigi XIV a dettare le prime norme della rigidissima etichetta di Versailles. Lo scopo di tanta severità era quello di cercare di tenere sotto controllo le lotte di potere tra i nobili della corte. Il protocollo copriva praticamente ogni aspetto in fatto di comportamento e di abbigliamento, e prevedeva con una precisa gerarchia chi era superiore a chi. Al tempo di Maria Antonietta, la parte del protocollo che la riguardava era particolarmente rigida e dettava che fin dal mattino dovesse sottostare agli elaborati rituali della vestizione e della toletta. Regole severissime designavano chi poteva porgerle la biancheria intima, chi poteva darle il sapone, chi poteva imbellettarla, e giù, fino alla persona cui era concesso il privilegio di toccare la sua pelle durante le operazioni del bagno. Insomma, ogni dettaglio della sua esistenza, dal più banale al più imbarazzante, dalla sua vita sessuale al suo ciclo mestruale era documentato perché tutti ne potessero venire a conoscenza.

Era tutto incredibilmente complicato e la straordinaria scena del film in cui la giovane, completamente nuda, siede tremante mentre una piccola folla di ospiti entra nella stanza per avvalersi del privilegio di porgere alla Delfina la sua biancheria intima è tratta dalle ricerche di Antonia Fraser. L’ironia è che, sebbene circondata da migliaia di nobili con i loro servitori, Maria Antonietta si sentiva completamente estranea e isolata: una giovane ragazza intrappolata in un mondo incredibilmente lussuoso, ma che le lasciava ben poca della sua preziosa libertà.

ISPIRAZIONE MUSICALE

Mentre stava scrivendo il copione di MARIE ANTOINETTE, la Coppola si rivolse al supervisore musiche Brian Reitzell (con il quale aveva già collaborato nei suoi due film precedenti) per discutere dello stile che le sarebbe piaciuto a commento della storia. Per la colonna sonora, Reitzell preparò dei CD con brani di artisti come i Bow Wow Wow, i New Order, Adam Ant, “e altra musica post-punk romantic, ” dice l’esperto musicale. “Giusto per avere una base da cui iniziare a lavorare”.

Per prepararsi al film, Reitzell si è immerso anche nell’opera lirica. “Abbiamo subito deciso che il nostro approccio sarebbe stato un collage di diversi generi, ” dice il supervisore musiche. “La colonna sonora è un doppio disco, un’odissea post-punk-pre-new-romantic-rock-opera con qualche brano classico settecentesco e qualche altro brano assolutamente neo-contemporaneo”.

Una miscela di suoni così eclettica, spiega Reitzell, “rende molto più facile entrare nello spirito del film. La musica riesce perfettamente a esprimere come erano realmente queste persone. Per gran parte della pellicola Maria Antonietta è un’adolescente e sarebbe stato ben più difficile riuscire a trasmettere l’angoscia tipica di quell’età con una colonna sonora come quella che potrebbe esserci in una puntata di Masterpiece Theater”.

Nella fase di selezione dei brani per il film, Reitzell e la Coppola non hanno lasciato niente al caso e ogni singola scelta è stata fatta con estrema attenzione, prosegue il supervisore musiche. “Non c’era nessuna regola che dovessimo o potessimo seguire e nessuna pellicola che potessimo usare come modello, ” dice Reitzell. “Ogni brano è stato inserito nella colonna sonora per dei motivi precisi. Abbiamo scelto sempre e solo le tracce che secondo noi esprimevano meglio quello che volevamo comunicare”.

“È tutto molto naturale, ” continua Reitzell. “La storia detta la musica, che a sua volta segue la parabola della vicenda. Per i titoli di testa abbiamo scelto il brano “Natural’s Not in It” dei Gang of Four perché sia con la melodia, sia con il testo prepara il pubblico a quello che succederà. Più tardi, per accompagnare Maria Antonietta mentre entra a Versailles per la prima volta, abbiamo selezionato un pezzo di Aphex Twin, "Jynweythek Ylow, ” che tra l’altro si addice perfettamente al luogo. Quello che adoro di questa canzone è che non si riesce a distinguere se a suonare sia un clavicembalo oppure uno strumento a corda”.

La colonna sonora è suddivisa in tre parti che scandiscono la progressione drammatica del film. “La prima sezione racconta la spensierata innocenza della giovinezza, ” spiega Reitzell. “La parte centrale narra di un periodo più decadente, per il quale abbiamo scelto dei brani di musica più moderna ed energica. L’ultima sezione racconta il declino, commentato da un paio di temi musicali solo accennati".





MARIE ANTOINETTE: LA CRONOLOGIA

1755 L’Arciduchessa nasce a Vienna il 2 novembre. È figlia dell’Imperatore Francesco I, sovrano del Sacro Romano Impero, e dell’Imperatrice Maria Teresa.

1765 L’Imperatore Francesco I muore, lasciando a Maria Teresa la responsabilità dei possedimenti asburgici. Donna dal carattere austero e politicamente molto accorta, l’imperatrice inizia una campagna per rinsaldare l’alleanza con le corone d’Europa attraverso il matrimonio delle proprie figlie con i rampolli delle maggiori case reali del continente. Maria Antonietta, la quindicesima nata, non è coinvolta nel progetto fino alla morte della sorella maggiore Giovanna Gabriella. Solo allora viene destinata all’unione con il futuro Re di Francia.

1769 Luigi XV chiede la mano della quattordicenne Maria Antonietta perché sposi Luigi Augusto, suo giovane erede, il futuro Luigi XVI.

1770 La giovane lascia famiglia, amici, averi, addirittura gli abiti e affronta il viaggio oltre il confine francese. Non rivedrà mai più la sua terra.

1770 Le nozze della giovane coppia vengono celebrate a Versailles con una sfarzosa cerimonia.

Ma il matrimonio non viene consumato per ben sette anni.

1774 Ammalatosi di vaiolo, Luigi XV muore improvvisamente. Luigi e Maria Antonietta diventano Re e Regina rispettivamente all’età di 20 e 18 anni. Come noto, dichiareranno: “Proteggici, o Signore, perché siamo troppo giovani per regnare”.

1774 La ragazza conosce l’affascinante Conte Hans Axel de Fersen, un nobile svedese con il quale vivrà una breve ma appassionata storia d’amore. Le rimarrà devoto per il resto della vita.

1777 È documentata la prima intimità fisica della coppia reale.

1778 Maria Antonietta dà alla luce la sua prima figlia, Maria Teresa Carlotta.

1780 La giovane realizza il sogno di fare l’attrice, recitando per la prima volta sul palco del Teatro del Trianon.

1780 Muore l’Imperatrice d’Austria e madre di Maria Antonietta.

1781 Nasce il primo figlio maschio della coppia, il Delfino Luigi-Giuseppe.

1785 Nasce un secondo figlio maschio, Luigi Carlo di Francia.

1786 Nasce un’altra bambina, Sofia Beatrice, che non vivrà abbastanza da vedere il suo primo compleanno.

Per la disinvoltura delle sue spese, Maria Antonietta si vede attribuito l’infamante soprannome “Madame Deficit”. Diventa così un capro espiatorio per la profonda crisi delle finanze francesi.

1789 Il primo Delfino, Luigi Giuseppe, muore di tubercolosi all’età di sette anni.

1789 Il 14 luglio, giorno dei tumulti alla Bastiglia, segna l’inizio della Rivoluzione Francese.

1790 Una folla inferocita prende d’assalto il Palazzo Reale, uccidendo le guardie della Regina. Maria Antonietta esce coraggiosamente su un balcone e tenta di sedare gli animi con un discorso.

1792 La folla assalta le Tuileries, nuova residenza della coppia a Parigi. Sebbene le sia data la possibilità di fuggire, la giovane rifiuta, preferendo restare al fianco del marito. Le guardie reali vengono massacrate e ogni autorità derivante dai sovrani viene sospesa. Maria Antonietta e Luigi XVI sono accusati di tradimento.

1792 Il 21 settembre la Francia si proclama ufficialmente una Repubblica. Luigi XVI viene processato.

1792 La Francia dichiara Guerra all’Austria: per la nazione francese, Maria Antonietta è dunque straniera e nemica.

1793 Il 21 gennaio Luigi XVI viene ghigliottinato.

1793 Maria Antonietta è separata dai suoi figli. Processata da un tribunale rivoluzionario che la trova colpevole di tutte le accuse imputatele, il 16 ottobre la regina viene ghigliottinata. Ha 37 anni.




















cinemotore@yahoo.it