GRANDE GROSSO E VERDONE





Speciale cinemotore - Foto UFF.STAMPA FILMAURO

video cinemotore
































































"8 domande e 1/2 a Carlo Verdone" di Sergio Fabi 1

D.

E' un momento fortunato per il cinema italiano e per la commedia. Finalmente qualcuno ha capito l'importanza di un genere così poco considerato nel passato



C.V. Direi che è un momento speciale per il cinema italiano e di questo ne siamo tutti contenti ovviamente.

La Commedia è sempre stato un genere prediletto dal grande pubblico,ma non dobbiamo dimenticare che anche film non di commedia hanno ottenuto un apprezzamento importante. Questo è il segnale di una vitalità e sta a noi migliorare sempre più il nostro sforzo per non perdere il pubblico che ci sta dando fiducia.

A mio avviso questo momento speciale del cinema italiano coincide con una crisi del grande cinema spettacolare americano. Dopo l'11 settembre è difficile rappresentare un eroismo invincibile made in USA. E infatti i film americani più apprezzati sono quelli che spesso provengono da.produzioni indipendenti. Film di forte critica politica e sociale. Film coraggiosi,sinceri.






2

D.

Elio Germano ha detto a Berlino : "In Italia si producono film per fare incasso"... sei d'accordo?



C.V.

Ma i film devono fare il più possibile incasso! Vorrei sapere qual'è la nazione dove si produce per "non fare incasso"! Elio dovrebbe esser contento del fatto che "Mio Fratello E' Figlio Unico" ha fatto incasso nella qualità.

E' ovvio che poi sta alla sensibiltà di un produttore quello di destinare parte dei proventi di un film fortunato a pellicole più difficili e a progetti più ambiziosi. Questo è importantissimo altrimenti non c'è ricambio,non c'è innovazione.Questo si chiama "coraggio produttivo".

Ma più ci sarà incasso e più qualcuno azzarderà in registi ed attori nuovi.Stiamo quindi attenti a non demonizzare sempre i film di cassetta.






3

D.

Da spettatore quali sono i registi di cui attendi sempre il loro prossimo film



C.V.

Tornatore,Virzì,Rubini,Sorrentino,Luchetti,Garrone,Moretti,la Comenicini...

Ma poi alla fine li vado a vedere tutti e tifo per tutti loro.

Mi perdonino quelli che non ho citato ma sarebbe una lunga lista.

Un evento che mi piacerebbe vedere sullo schermo è il ritorno di Bernardo Bertolucci.






4

D.

C'e' una storia nel cassetto che ancora non hai avuto il tempo di realizzare?



C.V.

No. C'è semmai un ruolo che mi piacerebbe affrontare,diretto da un bravo regista.

Quello di Jago in Otello.E' il sogno maturo di tutti gli attori.Chissà se ci riuscirò... Ma dovrò essere diretto,altrimenti il pubblico non capirebbe la sterzata brusca dopo tante commedie.

Commedie che intendo continuare a realizzare.






5

D.

"Grande, grosso e Verdone" è il titolo che avevate pensato dall'inizio o c'è stato anche qui un ballottaggio sui possibili titoli



C.V.

R: Circa 1.400 visitatori del mio sito hanno,per quasi quindici mesi, inviato all'indirizzo del mio fan club una richiesta che era sempre la stessa: rivedere per un' ultima volta i "personaggi" storici della galleria verdoniana.

Hanno anche specificato i caratteri: "Il timido","il logorroico ed asfissiante" e "il volgare".

Sono stato indeciso per un bel pò. Solo dopo aver trovato la chiave di evoluzione del loro "dna" nella realtà di oggi mi sono affezionato al progetto.

Ora che l'ho terminato ne sono veramente felice.

Allora mi son detto...visto che mi hanno indirizzato loro verso questo film,che trovassero loro anche il titolo.

Per questa scelta ho investito la mia mailing list,composta da cento persone. E alla fine il titolo trovato da uno di loro,Gabriele Cosmelli, ha trascinato nel consenso gli altri novanatanove.






6

D.

Qual è il personaggio anche del passato che è ti piaciuto più scrivere e quale quello che ti piace più interpretare.



C.V.

Tutti! Con una predilezione per "il professore" ,qui non solo logorroico ma diabolico.Mentre lo recitavo sentivo di averlo totalmente in pugno.Al punto che mi sono spaventato. "Fossi un pò come lui..." mi son detto.






7

D.

La musica è sempre importante nei tuoi film, come hai scelto quella per il tuo ultimo?



C.V.

Questo film, composto da tre mini film senza comune denominatore, non aveva bisogno di canzoni o musica di repertorio. Ma di un serio lavoro da parte del musicista,Fabio Liberatori. E' il primo mio film senza musica di repertorio che amo usare spesso.






8

D

Quanto secondo te la critica è imparziale da una parte e quanto è vicina al pubblico dall'altra?



C.V.

Noi dobbiamo pensare questo: che il critico è uno spettatore speciale.Uno spettatore che ha il potere di esser letto da migliaia di persone,che dovrebbe aver cultura notevole e pur nel dissenso aiutare a capire con stile,autorevolezza ma anche educazione, quello che secondo lui non va.

Critici che spiegano con educazione e sincerità le loro riserve non fanno che del bene all'autore.

Alcuni si divertono quasi a stroncare con eccessiva violenza e spesso mancanza di stile l'opera.

Io credo che ogni autore meriti rispetto,come ogni giudizio intelligente del critico.Anche se non positivo.






... e 1/2

E adesso descrivici con un aggettivo le "tue donne", le compagne di set che hai diretto

Claudia Gerini (anima gemella)

Natasha Hovey (Il fascino della fragilità)

Cinzia Mascoli (ironica,pacata e rassicurante)

Veronica Pivetti (Un ciclone sul set)

Asia Argento (Professionista e "spiazzante" come poche)

Ornella Muti (la più desiderosa di affetto e protezione)

Francesca Neri (il fascino del mistero)

Margherita Buy (lucida,folle,perfetta in ogni ruolo)

Nancy Brilli ( un'anima per me impenetrabile)

Ana Caterina Morariu (la ragazza più romantica che abbia mai conosciuto)

Laura Morante (razionalità e ricerca costante della perfezione)

Stefania Rocca ( Caotica, anarchica,creativa)

Regina Orioli: (Grande fascino nella discrezione)











NOTE DI REGIA

La nascita di questo film è avvenuta quasi “su commissione”. Per spiegarmi meglio, tra il 2006 e il 2007 sono giunte quasi 1400 mail al mio Fan Club dove la richiesta o il suggerimento era sempre lo stesso: “Facci vedere ancora una volta i tuoi personaggi…”. All’inizio non dico di esser rimasto sordo a questa valanga di richieste, ma certamente avevo un po’ di perplessità. Il pericolo maggiore era rappresentato dal combattere con il mio passato e l’allarme era quello di dover evitare assolutamente qualche patetismo nel trucco.

Mi sono così preso, come richiesto dal mio produttore, un mese di tempo per valutare l’opportunità di rimettere in pista tre dei miei più riusciti personaggi: il Candido di “Un sacco bello” e “Bianco, Rosso & Verdone”, l’Asfissiante Preciso e Logorroico di “Bianco, Rosso & Verdone” e “Viaggi di Nozze” e il Grande Volgare di “Viaggi di Nozze”. Ma rifarli tali e quali sarebbe stato un grande errore. Ecco allora che, con gli sceneggiatori Piero De Bernardi e Pasquale Plastino, abbiamo pensato di estrarre il “dna” di questi tre caratteri ed immaginare una naturale loro evoluzione negli anni. Quindi li ritroveremo sposati, con figli e con l’età precisa che mi appartiene. Un trucco efficace ma nuovo e direi anche sobrio.

Definire “Grande grosso e… Verdone” un film ad episodi è sbagliato. Parlerei invece di tre piccoli film, tre piccole storie completamente diverse tra loro nello stile e nei toni. Non esiste comun denominatore se non il tema de “il candore contrapposto alla grande, immensa volgarità dei nostri tempi”. Questo tema lega le tre storie. La prima, quella della cattolica Famiglia Nuvolone, è una fiaba tragicomica di un nucleo famigliare alle prese con l’impossibilità di dare pace alla bara della mamma del capofamiglia, Leo Nuvolone, scomparsa il giorno di un grande raduno scout al quale i Nuvolone avrebbero dovuto partecipare con i loro due figli.

Il secondo episodio riguarda il professor Callisto Cagnato, docente di Storia dell’Arte alla Sapienza e di suo figlio Severiano. Vedovo di ben tre mogli, questo personaggio è di una cattiveria e diabolicità uniche. Il tema della doppia personalità di un uomo in apparenza serio, pieno di etica, stimato e temuto per la sua severità, si contrappone ad una vita assolutamente amorale, dissoluta, cinica e prepotente. Far ridere con questo personaggio era un’autentica scommessa. Ma credo di averla vinta con una delle mie migliori interpretazioni di sempre. Critica sociale e critica anche politica sono i punti di forza di questo “diavolo” che sembra uscito, anche per il suo rapporto con il candido e mite figlio, da un tetro racconto ottocentesco.

Moreno Vecchiarutti, sua moglie Enza Sessa e il loro figlio Steven, sono l’emblema della cafoneria di oggi. Ignoranti ma ricchi, grazie alla proprietà di un’infinita catena di negozi di cellulari, decidono (per ritrovare un dialogo ed una passione svaniti negli anni) di andare in vacanza nel luogo meno adatto a loro: l’Hotel San Domenico di Taormina, di sobria eleganza ed antica tradizione. Il loro figlio, diffidato allo stadio ed in cura da uno psicologo per il suo difficile carattere, è impresentabile quanto loro. Questa vacanza, un errore in tutti i sensi, frantuma il loro stanco rapporto ed andranno incontro ad una lite furibonda che li porterà a corteggiare, separatamente, di nascosto, due personaggi assolutamente sbagliati per entrambi. Due personaggi ben più volgari della loro volgarità. Se ne accorgeranno alla fine… E forse, l’errore da loro commesso, porterà al tentativo di ricomporre la loro relazione e a comprendere quanto erano falsi i miti da loro inseguiti.

La cura del direttore della fotografia, Danilo Desideri, è stata quella di dare un’impronta ben precisa a ciascuno dei tre piccoli film. Se il primo vive di colori favolistici, il secondo è un esercizio di stile fatto di luci ed ombre che ci riporta ad una letteratura cinematografica quasi nordica, molto lontana dai colori della commedia all’italiana. Ed il terzo si pone al servizio del tema: eleganza cromatica delle location e volgarità ben dettagliata nei volti e nelle acconciature estreme dei personaggi.

Ho messo tanta cura nella direzione degli attori, volevo fossero perfetti. Perché questo è un film che vive anche di caratteri e coralità. Ognuno di loro mi ha dato il massimo, tanto da ritenere questo cast il migliore in assoluto della mia carriera. E devo ringraziare per questo i miei collaboratori che, con passione ed amore, mi hanno aiutato in questa ennesima fatica, dove l’affiatamento e la perfetta sintonia me la faranno ricordare come una delle più belle pagine del mio ormai lungo lavoro.

Credo che molte battute ed atteggiamenti saranno destinati a rimanere nell’immaginario di gran parte del pubblico. Ma io non ho fatto altro che sottolineare, alla mia maniera, tutto ciò che ci circonda e che spesso ci passa ormai inosservato per assenza di stupore.

Visto quindi che i miei fan mi hanno indirizzato verso questo film, del quale sono veramente fiero, ho pensato che dovessero essere proprio loro a trovare il titolo e a togliermi le castagne dal fuoco. E così la proposta di uno di loro, Gabriele Cosmelli, ha trovato subito la stragrande maggioranza nella scelta. Da qui: “Grande grosso e… Verdone”.


































































































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