ALEXANDER



Speciale cinemotore - Foto W.B.


ALEXANDER

Per alcuni era un magnifico re guerriero, ambizioso, coraggioso e arrogante come solo i giovani sanno essere, che trascinava alla vittoria il suo esercito contro le soverchianti truppe persiane, ma anche un figlio che desiderava disperatamente l’approvazione di un padre severo, tormentato e combattuto dall’influenza della madre… per altri un implacabile conquistatore che non aveva mai perso una battaglia e guidava i suoi soldati al limite estremo del mondo allora conosciuto… un visionario i cui sogni, le cui imprese e il cui destino sarebbero echeggiati per l’eternità, contribuendo a disegnare quel mondo che oggi conosciamo. Era tutto questo e molto di più. Era Alessandro il Grande.

"Alexander" di Oliver Stone è basato sulla storia vera del conquistatore più famoso della storia (COLIN FARRELL), un uomo che a 25 anni si era impadronito del 90% del mondo allora conosciuto, guidando in assedi e battaglie le invincibili armate di Greci e Macedoni per 22.000 miglia. Quando morì a 32 anni aveva costituito un impero mai visto fino ad allora.

Ambientato nell’era pre-cristiana, quando vigevano regole sociali e morali molto diverse da quelle di oggi, il film racconta un mondo di grande bellezza e assoluta brutalità, ideali sublimi e tradimenti sconcertanti e parla della vita di Alessandro e del suo rapporto con la madre Olimpia (ANGELINA JOLIE), il padre Filippo (VAL KILMER), l’amico di una vita, Efestione (JARED LETO), la bella e ambiziosa moglie persiana Roxane (ROSARIO DAWSON) e il fidato generale e confidente Tolomeo (ANTHONY HOPKINS).

Lo straordinario viaggio di Alessandro inizia quando, partendo dalla Macedonia, lancia il suo esercito contro le armate persiane che controllano l’Asia occidentale, poi contro lo stesso impero persiano. Alessandro estende il suo dominio in quella che è oggi l’Asia centrale, arrivando fino ai piedi dell’Himalaya, dove mai nessun occidentale era arrivato, e conquista anche l’esotica India. Cosa mai successa nella storia militare, Alessandro non venne mai sconfitto in battaglia. Inesorabile, spinge il suo esercito attraverso deserti, montagne e giungle in terre misteriose, sconfiggendo chiunque osi opporsi.

Il film racconta come Alessandro, un ragazzo divorato dal desiderio di gloria e di avventura, diventa una leggenda vivente, parla dei suoi legami con gli amici più cari, della sua morte solitaria come conquistatore di un enorme impero. "Alexander" è l’incredibile storia di una vita che unì il mondo conosciuto, che dimostra come la fortuna aiuta gli audaci.





Introduzione

Alessandro il Grande ha conquistato il mondo non solo grazie al suo genio militare, ma anche al potere delle sue idee. Le imprese che ha compiuto nei suoi 33 anni di vita sono echeggiate per secoli, e hanno raccontato come si viveva nelle terre che conquistò oltre duemila anni fa. Anche se era un grande guerriero, Alessandro aveva l’animo dell’esploratore, e nel corso della sua marcia di 22.000 miglia non volle distruggere, ma reinventare ogni società nel quadro della sua visione di un mondo nuovo e, forse, di un nuovo destino del genere umano. Solo lui riuscì a unire per breve tempo Occidente e Oriente, diffondendo la cultura e il pensiero ellenistico nel mondo orientale. Il suo stupefacente impero comprendeva terre che ora si chiamano Grecia, Albania, Turchia, Egitto, Libia, Israele, Giordania, Siria, Libano, Cipro, Iran, Iraq, Afghanistan, Uzbekistan, Pakistan e India. Nel 323 a. C., l’anno della sua morte, copriva una superficie di oltre due milioni di miglia quadrate.

Alessandro è stato protagonista di innumerevoli lavori, opere letterarie, storiche, narrative, psicologiche e perfino pratiche (ad esempio due libri pubblicati di recente trasformano la strategia militare di Alessandro in una guida per il moderno uomo d’affari), ma a parte un tentativo di Hollywood che risale a 40 anni fa, nessuno ha mai portato sullo schermo la sua vita, fino a che il premio Oscar regista/sceneggiatore Oliver Stone ha accettato la sfida.

La produzione del film ha coinvolto molte discipline necessarie a rendere le caratteristiche del mondo di Alessandro. Tra i set ricordiamo la ricostruzione di sontuosi palazzi, della Biblioteca di Alessandria e della splendida città di Babilonia, con i suoi leggendari giardini pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico. E inoltre l’accento di ogni attore è stato scelto accuratamente per riflettere la connessione delle lingue e la vasta gamma dei dialetti del tempo.

Per prepararsi al loro ruolo, tutti gli attori che interpretano soldati, inclusi Colin Farrell e Jared Leto, hanno sostenuto un intenso allenamento per poter imparare le strategie delle battaglie e l’uso di repliche perfette delle antiche armi di Macedoni e Greci. Le battaglie sono di dimensioni epiche e per lo schermo sono state ricostruite quella di Gaugamela, quando l’esercito di Alessandro sconfigge le truppe persiane, e quella nelle foreste dell’India, quando i soldati macedoni combattono contro enormi elefanti.

"Alessandro è un vincitore", dice Stone, tra i cui film ricordiamo "Ogni maledetta domenica", "Nixon", "Natural Born Killers", "JFK", "The Doors", "Nato il 4 luglio", "Wall Street" e "Platoon". "Sarà sempre conosciuto per almeno due ragioni: ha conquistato il mondo senza subire mai una sconfitta, e il suo animo grande e generoso. Forse è stato il guerriero più grande di tutti i tempi, più grande di Achille e Eracle. Crebbe sotto l’influenza di queste figure mitologiche greche e credeva in loro come nessun altro bambino. Di qui quella passione enorme e quel destino".

Affascinato da Alessandro fin dall’infanzia e ispirato dalla mitologia greca, Stone sognava di realizzare "Alexander" da anni. "Da studente sognavo di tornare indietro nel tempo con una macchina da presa e una piccola troupe per riprendere le campagne militari di Alessandro", ricorda. "32 anni dopo ho finalmente avuto la possibilità di far rivivere quel periodo storico".

Il produttore Moritz Borman è rimasto colpito da quanto Stone abbia scavato a fondo nella storia di Alessandro. "Molti di noi conoscono le conquiste di Alessandro", afferma Borman, "ma non lui, la sua anima, la sua interiorità. La sceneggiatura di Oliver si chiede da dove viene, quali sono stati i suoi tentativi, le sue sofferenze, come ha interagito con il suo ambiente culturale, cosa è successo quando ha incontrato culture diverse e si è confrontato con situazioni apparentemente impossibili. Questa non è una lezione di storia, ma uno script su un uomo cui tutti noi ci sentiamo vicini, di cui condividiamo i temi. Nella sceneggiatura Alessandro vive la sua storia, una storia drammatica e gloriosa".

Stone si è avvalso della consulenza storica di Robin Lane Fox del New College, Oxford, la cui biografia di Alessandro uscita nel 1972 ha venduto oltre un milione di copie ed è considerata una delle opere contemporanee migliori sul condottiero. La conoscenza enciclopedica di Lane Fox della vita di Alessandro ha fornito al regista informazioni utili alla sceneggiatura e occasionali pareri sul set.

"Ho incontrato Oliver per la prima volta tre anni fa", ricorda Lane Fox, "e mi ha sommerso di domande, la cosa è durata mesi. Voleva conoscere tutto, da come i Greci si sarebbero comportati a un banchetto, a ciò che Aristotele significava per Alessandro.

"Credo che la forza di Oliver sia nel sentire il personaggio e nel suo senso epico e stupirà gli storici per come è riuscito a comunicare il bene e il male di Alessandro".

Il film di Stone è una visione personale ovviamente, come tutte le fiction storiche. Alessandro visse oltre duemila anni fa e anche gli storici più vicini potevano solo supporre la verità. "Sarebbe stato impossibile raccontare tutti gli eventi della straordinaria vita di Alessandro", fa notare Lane Fox, "e restano ancora misteri che non saranno mai svelati. Capisco perché Oliver ha deciso di omettere alcuni avvenimenti, o di modificarne lievemente la sequenza. Il fascino del personaggio è proprio in quello che non sappiamo e che lascia spazio all’immaginazione".

Stone non crede che la storia di Alessandro appartenga al mondo antico. "Alessandro conosceva i miti greci e li ha impersonati nella sua vita. Era trascinato dagli stessi demoni che ha la gente di oggi, e spero che il film riporti al passato, agli imperi che dominavano il mondo e a uomini che erano sognatori e visionari. Tutti, in particolare i giovani, devono avere il senso della storia , degli ideali".





Alessandro

In che modo un regista sceglie un attore per un ruolo così impegnativo? E nel caso di Alessandro voleva dire cercare un attore che fosse fisicamente di grande effetto e che possedesse il talento necessario per interpretare un personaggio così complesso. Stone ha scelto l’attore irlandese Colin Farrell, star di film come "Tigerland", "Minority Report", "Phone Booth" e "The Recruit".

"Come Alessandro, Colin ha lo spirito ribelle e la fiducia in sé di un guerriero e di un leader. E’ diventato Alessandro sotto molti aspetti: ha guidato gli altri attori, ha rafforzato il suo fisico, ha imparato a cavalcare e a usare la spada e combatte come un leone. Spesso gli ho proposto di farsi sostituire da uno stunt, ma ha voluto girare personalmente quante più scene d’azione fosse possibile. Per quanto pazzo possa essere talvolta, è di animo nobile ed è stato un onore per me incontrarlo in questo momento della sua vita".

"Oliver ha scritto una sceneggiatura straordinaria", dice l’attore. "In vita mia non avevo mai letto niente con tante luci e ombre e con un potenziale simile. E’, semplicemente, la cosa migliore che abbia mai letto".

"Alessandro era un uomo che non si sarebbe fermato davanti a niente per realizzare il suo sogno", continua Farrell, "e sono convinto che non fosse spinto dall’avidità e dal desiderio di conquista. Per tutta la sua vita Alessandro ha cercato delle risposte e secondo me anche l’amore. Era spinto da una grande passione. Sarebbe potuto restare nel suo bel palazzo in Macedonia, godendosi il privilegio di essere re. Ma sentiva dentro di sé un vuoto che non riusciva a colmare e che lo ha spinto ai confini del mondo".

Farrell ha tratto ispirazione non solo dall’uomo che impersonava, ma anche dall’uomo che ha creato il film. "Oliver è Alessandro molto più di quanto io possa sperare di essere", afferma l’attore. "Vuole l’eccellenza a tutti i costi. E’ un regista straordinario e un grande leader: lavora come un pazzo. Quando si finisce di girare, mentre tutti noi ci lamentiamo della fatica della giornata, lui va al montaggio. E’ di ispirazione per tutti quelli che lo circondano".

Per capire il personaggio di Alessandro sono fondamentali le aspettative che ha riposto su di lui la madre Olimpia. "Il film parla del suo rapporto con la madre", dice Stone. "Nella nostra sceneggiatura Olimpia dice ad Alessandro: "In te vive la luce di questo mondo. I tuoi compagni saranno da tempo ombre nell’oltretomba, mentre tu sarai l’unico, sempre giovane, non ci sarà mai un altro Alessandro come te, Alessandro il Grande". Olimpia dice al figlio che il suo è il destino di Achille e che, come Achille, sarebbe morto giovane. Grande fama, ma morte precoce, oppure lunga vita e poca gloria, questa era scelta".

Per Stone era essenziale trovare un’attrice di talento che possedesse l’intensità, la bellezza e la passione necessarie a interpretare la donna che avrebbe segnato il destino di Alessandro. E ha scelto il premio Oscar Angelina Jolie. "L’ho incontrata quando ha terminato "Gia", ricorda Stone, "e ho pensato che fosse una fantastica attrice, nella tradizione di Bette Davis. E’ forte, determinata, come sono raramente i giovani attori, che non hanno ancora fiducia in sé. Ma Angelina era perfetta per Olimpia, non avrei potuto avere di meglio".

Jolie è stata attratta dalla sfida rappresentata dal dover impersonare una donna che ha intrigato gli storici per secoli. "Sono convinta che bisogna amare il proprio personaggio", dice Jolie, "e capirlo o almeno capirne i difetti. Se pensi che sia pazzo o cattivo, non puoi interpretarlo con convinzione. Sono una madre e così ho visto Olimpia come una madre. Molti sostengono che fosse folle, ma chi può dire che non avrei fatto lo stesso per mio figlio. Può apparire terribile, ma nel 330 a.C. la vita non era facile, gli assassini frequenti e Olimpia era una donna dura, a volte impaurita. Voleva che Alessandro diventasse grande e forte, io mi sono identificata con questo suo aspetto".

Jolie si è completamente immersa nel personaggio, come sempre. La regina macedone, seguace dei riti dionisiaci, era sempre circondata da serpenti e l’attrice ha imparato a stare a suo agio con parecchi serpenti attorcigliati al collo o che si contorcevano ai suoi piedi durante le riprese.

Anche se è apparso strano scegliere Jolie come madre di un attore che ha solo un anno meno di lei, in realtà la differenza di età tra lei e Farrell non è importante, poiché la maggior parte delle scene dell’attrice sono state girate con gli attori bambini che interpretano Alessandro a diverse età. Anche se non si sa a che età Olimpia abbia avuto Alessandro, Robin Lane Fox sostiene che avrebbe dovuto avere 16 o 17 anni. Quindi nelle poche scene con Farrell, Jolie appare invecchiata, grazie al lavoro dei dipartimenti del trucco e delle acconciature, mentre lui appare più giovane.

Molto importante nella vita di Alessandro, è stato il ruolo del padre Filippo II di Macedonia, interpretato da Val Kilmer, che con Stone ha già girato dieci anni fa "The Doors", nel ruolo di Jim Morrison. "La visione di Oliver è assolutamente vivida, è il regista perfetto per questa storia", dice l’attore. "Abbiamo iniziato a parlare di "Alexander" mentre stavamo girando "The Doors". Per lui è una storia molto personale, il che è insolito per biografie cinematografiche, soprattutto epiche. Il film esprime una intimità particolare. Il soggetto della storia è la formazione di Alessandro, raccontata sullo sfondo di un mondo in cui i miti erano assolutamente reali".

Mentre a molti attori viene chiesto di ritrovare la forma per poter interpretare un ruolo, per Kilmer è stato l’opposto: per il ruolo di Filippo, il re un tempo potente e ora dissoluto, ha dovuto prendere peso, come del resto aveva fatto anche per Jim Morrison in "The Door". Kilmer ha dovuto anche sottoporsi ogni giorno a un’ora di trucco per ricreare la cicatrice dell’occhio che ha perso in battaglia.

"Filippo aveva gettato le fondamenta del potere di Alessandro", dice Kilmer. "Tutte le fonti storiche parlano di lui come di un grande personaggio, amante insaziabile e alcolizzato, ma anche condottiero dotato di notevoli capacità in battaglia. Filippo conosceva la natura umana e dopo essersi impossessato di un paese, vi stabiliva la pace e incoraggiava i matrimoni misti. Era stato prigioniero di guerra per molti anni, durante i quali aveva studiato nuove e più avanzate tecniche militari, e sapeva impiegarle per rendere il suo popolo più ricco e sicuro".

Per il ruolo dell’amico più di caro di Alessandro, Efestione, è stato scelto Jared Leto, protagonista di "Panic Room", "Requiem for a Dream" e "Ragazze interrotte". "E’ stata la mia prima audizione dopo "Panic Room", un paio d’anni prima, ed ero terrorizzato", confessa Leto. "C’erano altre 50 persone venute per incontrare Oliver e mi sentivo intimidito. Ma quando ho sostenuto il provino, per fortuna, lui ha visto in me ciò che riteneva giusto per Efestione. Gli sarò eternamente grato per aver creduto in me e avermi offerto questa esperienza. Lavora più di tutti sul set, è ossessionato, un genio folle, come Van Gogh o Beethoven. Mi ha insegnato molte cose in questo film, che porterò con me per il resto della mia carriera".

Leto ha apprezzato molto anche il suo co-protagonista. "Girare il film con un altro che non fosse Colin non sarebbe stata la stessa incredibile esperienza", dice Jared Leto. "Prima di tutto è un amico. E’ anche un attore formidabile, generoso e impegnato. Ha alzato il livello per tutti noi. C’è molto di Alessandro in lui, quindi è stato facile vederlo in questo ruolo".

"Colin era Alessandro", afferma Rosario Dawson, che Stone ha voluto per il ruolo di Roxane, la prima moglie di Alessandro. "Colin ha quel carisma, è un Pifferaio Magico e non è facile che un giovane attore dia tanto, sia così generoso e preparato, o abbia una tale fiducia in sé".

Dawson è stata attratta dalla possibilità di lavorare con il leggendario regista Oliver Stone. "Ho sempre desiderato lavorare con Oliver", dice. "Appena ho sentito parlare del film mi sono chiesta che ruoli femminili ci sarebbero stati. Abbiamo parlato un po’, girato un test e dopo un’ora e mezza mi chiamava Roxane".

Per due ruoli relativamente brevi, ma cruciali, Stone ha voluto due grandissimi attori. Per Tolomeo, colui che narra la storia, Anthony Hopkins, felice di tornare a lavorare con Stone otto anni dopo "Nixon". "Oliver è un regista veramente straordinario, e io ho lavorato con i migliori", fa notare Hopkins. Non c’è niente scontato in Oliver, non c’è niente di scontato nel film. Sono magnifici e fuori dal comune".

"Anthony è come un cane con l’osso", dice Stone. "Lavora con tranquillità, metodo e alla fine riesce ad arrivare al midollo. L’ultimo giorno di riprese ha lavorato fino alle tre del mattino per finire. Un impegno di diciotto ore consecutive avrebbe ucciso chiunque, tranne lui, Anthony adora lavorare. Mi ha detto ‘mi piace lavorare duro e non mi piace stare seduto a perdere tempo sul set. Desideravo che tu arrivassi a portarmi settanta giorni di fatiche!’".

"Sono stati giorni piuttosto intensi", conferma Hopkins, "ma alla fine mi sentivo veramente bene. Oliver è coinvolgente, ti trascina e ti stimola in modo costruttivo. Era da molto che non vivevo il set in modo così soddisfacente".

Per il ruolo dell’immortale filosofo greco Aristotele, che è stato tutore di Alessandro nell’infanzia, ma che ha influenzato il re per tutta la vita, Stone si è rivolto a Christopher Plummer, un attore che nel corso della sua carriera ha girato decine di film. Anche se ha dovuto lasciare gli Stati Uniti, dove risiede, per girare solo due giorni in Marocco, Plummer è stato felice di poter interpretare il grande pensatore. "E’ un personaggio difficile, perché sappiamo poco di lui", dice l’attore. "E’ impossibile fare ricerche, perché su Aristotele esistono milioni di opinioni, quindi mi sono messo nelle mani di Stone. Ho cercato di esprimere la sua intelligenza, la sua energia, la sua capacità straordinaria di insegnare".

Le lezioni che Aristotele tiene per Alessandro e per quelli che diventaranno i suoi amici più cari, come Efestione, toccano vari argomenti: geografia, politica, sessualità, così come era intesa nel mondo ellenico. "Alexander" affronta i costumi sessuali di quel periodo con naturalezza, senza cercare il sensazionale.

"Secondo la filosofia del tempo, condividere la conoscenza e il corpo era una cosa naturale tra gli uomini", spiega Farrell. "Era Eros, amore puro, crescita, condivisione. Non c’era ‘omosessualità’ o ‘bisessualità’. C’era sessualità inevitabile quando accadeva. Efestione era la persona con cui Alessandro era cresciuto, l’unico suo compagno, nel senso più vero del termine, e un vero amico che voleva solo il meglio per lui".

"Credo che Alessandro e Efestione avessero un legame fraterno che superava la semplice amicizia", aggiunge Leto. "La cosa più importante era l’amore che provavano l’uno per l’altro, non basato sul rapporto fisico, ma su quello spirituale. E questo provocava tensione nei rapporti tra Efestione e Olimpia e poi Roxane".

Mentre sceglieva gli attori, Stone ha dovuto tener conto di come il linguaggio della sua sceneggiatura sarebbe arrivato sullo schermo. Nell’antica Grecia e in Macedonia la gente si muoveva in continuazione, mescolava i propri dialetti con le lingue locali. Filippo allargò i confini della Macedonia, includendovi territori in cui si erano stabilite genti di diverse origini. Quindi la gente della Macedonia ai tempi di Alessandro parlava vari dialetti. Per riflettere questo aspetto, gli attori che interpretano Greci e Macedoni usano un accento diverso da quello ad esempio della regina Olimpia.

Stone si è quindi rivolto all’insegnante di dizione inglese Catherine Charlton, che ha sua volta ha lavorato a stretto contatto con Robin Lane Fox per assicurarsi che la pronuncia dei nomi e dei luoghi fosse esatta.





La creazione di un antico esercito

Stone ha voluto il massimo livello di accuratezza storica per ogni dettaglio del film, dai mezzi di scena ai costumi, fino alle elaborate sequenze delle battaglie. Per ottenere il massimo realismo, Stone ha voluto che Colin Farrell e gli altri attori che interpretano i compagni d’arme di Alessandro fossero addestrati dal capitano Dale Dye, da tempo collaboratore del regista e uno dei massimi esperti militari del cinema. Stone e Dye sono stati i primi a usare il ‘campo di addestramento’, che ora è una pratica abbastanza comune, per "Platoon", circa venti anni fa. In un mese di duro lavoro, il cast ha imparato a usare la spada, lo scudo, l’arco e le frecce, la fionda, il giavellotto e la sarissa, una lancia macedone che arriva a misurare anche 6 metri, ad andare a cavallo in formazione militare.

"Non addestro attori", afferma esplicitamente Dye. "Addestro persone che diventano soldati e che sono capaci di recitare. La prima cosa che imparano è che c’è qualcosa più importante di loro. Imparano a vivere con gli altri in una unità e a sostenere la missione di questa unità. Il mio compito è stato di trasformarli in soldati macedoni credibili, con una enfasi sul termine ‘soldati’. Devono capire questo concetto prima di poter capire il resto".

Gli attori si sono dovuti impegnare al massimo anche per imparare ad andare a cavallo a vari livelli. La cavalleria macedone cavalcava senza sella, cosa non facile da imparare. Ricardo Cruz Moral e il suo team spagnolo hanno iniziato prima ad insegnare agli attori a cavalcare con la sella, poi senza. Alla fine ha insegnato a usare le armi cavalcando, per le sequenze della battaglia in cui devono impugnare lunghe sarisse, mantenendo la formazione a falange, in mezzo a una tempesta di sabbia che limita il loro campo visivo.

Anche il tredicenne Paolo Connor, che interpreta Alessandro da ragazzino, è stato addestrato da Cruz Morales. Paolo ha dovuto lavorare molto per interpretare il primo incontro di Alessandro con lo stallone Bucefalo, un momento fondamentale per il giovanissimo, che riesce laddove molti esperti cavalieri avevano fallito, e riesce ad ottenere l’approvazione del padre. Essendo cresciuto a New York, Paolo non era mai andato a cavallo, quindi ha seguito le lezioni di equitazione di Cruz Morales per due ore al giorno per due mesi e alla fine era in grado di cavalcare come un vero principe macedone.

L’elemento chiave dell’addestramento degli attori, degli stunt e delle comparse è stata la falange, la formazione ideata da Filippo e usata da Alessandro, composta da 256 fanti che impugnano una sarissa, disposti su 16 file (la falange può essere paragonata a un carro armato moderno). La falange e l’idea di Filippo di avere un esercito permanente di soldati mercenari ha fornito ad Alessandro, una volta salito al potere, gli strumenti per conquistare il mondo.

Dye dice: "La falange macedone era una formazione così efficace che durò oltre 150 anni e fu sconfitta solo dalle legioni romane. Essa metteva a disposizione di Alessandro una formazione tattica forte, ma flessibile".

Il campo di addestramento si è dimostrato una sorta di laboratorio storico. Grazie all’esperienza e al lavoro pratico, il capitano Dye, il suo staff e i realizzatori hanno scoperto la verità su come si combattevano le guerre all’epoca di Alessandro. Infatti il periodo di intensa preparazione ha permesso a Stone di portare sulla scena battaglie realistiche dal punto di vista militare e storico. "Studiando, abbiamo insegnato", dice Dye. "Oliver ed io abbiamo lavorato con alcuni studiosi e dopo aver ascoltato la loro opinione abbiamo messo in pratica quelle conoscenza e visto che funzionavano".

Oltre a descrivere con realismo il comportamento di soldati vissuti migliaia di anni fa, gli attori hanno dovuto affrontare due grandi battaglie.

"Il capitano Dye lavorava con noi ogni giorno", ricorda Farrell, che ha iniziato l’addestramento negli Stati Uniti e in Spagna sei settimane prima che partisse il campo. "Poi ogni notte ci parlava delle strategie e delle tattiche di Alessandro, della storia delle varie battaglie e ci spiegava la mentalità di un guerriero. Siamo diventati più forti fisicamente e quindi pronti per girare la prima scena, quella della battaglia di Gaugamela".

La battaglia è stata girata in una zona del deserto marocchino di circa otto miglia di circonferenza. Il campo base del film in esterni era enorme e comprendeva l’attuale accampamento militare del Royal Moroccan Army, che ha contribuito con il suo personale, con la piena cooperazione di Sua Maestà Mohammed VI.

Turbini di sabbia, urla di uomini che combattono corpo a corpo, il rimbombo degli zoccoli dei cavalli hanno accompagnato le riprese della battaglia di Gaugamela, in cui Alessandro riesce nell’impresa di sconfiggere l’esercito di Dario III, composto da 250.000 uomini, con solo 40.000 fanti e 7000 cavalieri. Il re persiano si dette alla fuga, aprendo le porte dell’Oriente ai Macedoni e trasformando Alessandro in una leggenda vivente.

"Oliver cercava realismo", sostiene il coordinatore stunt Gary Powell. "Non scene di lotta prolungate come in certi film, perché gli scontri individuali non durano a lungo, soprattutto con le armi che usavamo noi. Sono rapidi e duri e per Gaugamela avevamo oltre un migliaio di persone in file serrate che usavano un certo tipo di armi".

La prima volta che Robin Lane Fox ha visto una comparsa a cavallo con le insegne della cavalleria macedone, non era solo un osservatore, ma un partecipante. Infatti il suo accordo con Stone era che avrebbe avuto un ruolo nell’assalto di Alessandro al cuore persiano.

"Oliver e la sua troupe sono stati molto attenti e per armare i soldati e farli muovere sul terreno si sono basati su fonti storiche", dice Lane Fox, "e il risultato è una battaglia veramente terrificante, con un eccezionale livello di autenticità. Secondo me, le scene di battaglia del film dovrebbero circolare nelle scuole e nelle università per suscitare discussioni".

Il direttore della fotografia Rodrigo Prieto ha girato la battaglia di Gaugamela con due unità complete, usando 8 macchine da presa per coprire tutto l’arco dell’azione. Prieto dice:" Io e Stone non volevamo qualcosa che sembrasse imposto da un occhio moderno. Oliver voleva invece che le immagini esaltassero la percezione di trovarsi realmente lì, di sentire il posto e l’epoca, quindi il nostro approccio è stato soggettivo. Ogni decisione in termini di stile doveva essere legata a ciò che Alessandro sentiva in quel momento".

C’era anche il problema del numero, poiché la battaglia di Gaugamela del 331 a.C. era stata combattuta da circa 297.000 soldati. Anche se c’erano più di 1000 comparse sul campo di fronte alla macchina da presa, il supervisore degli effetti visivi John Scheele ha in seguito lavorato per mesi con la BUF Compagnie a Parigi e la Moving Picture Company a Londra per accrescere in digitale sia le sequenze di Gaugamela che altre.

"La nostra sfida era quella di rendere assolutamente credibile un intero esercito che combatte in un pomeriggio assolato", afferma Scheele. "Gli effetti visivi inseriti in un mondo cupo di fantasy sono più accettati. Noi avevamo a che fare con la polvere e le pietre del mondo reale".

La seconda grande battaglia è quella che si svolge nelle foreste dell’India, dove Alessandro e i suoi soldati devono affrontare un clima infernale e degli enormi elefanti, i Macedoni non conoscevano quegli enormi animali che gli Indiani usavano in combattimento.

La produzione si è quindi trasferita in Thailandia, un paese che ha subito l’influenza indiana fin dal I° secolo a.C., quando i mercanti del subcontinente arrivarono nella penisola portando la loro architettura, la loro religione e il loro governo.

Il Phu Kae Central Botanical Garden, una foresta a 130 chilometri a nord di Bangkok è stato modificato per un breve periodo dallo scenografo Jan Roelfs e dal dipartimento artistico. "Per motivi pratici non potevamo girare in una vera giungla", spiega Roelfs, "quindi abbiamo ricreato una giungla nel Giardino Botanico, dove potevamo sistemare le luci e il set. Abbiamo girato durante la stagione secca, quindi per tre mesi abbiamo dovuto innaffiare la parte di foresta che ci era stata concessa". Dopo le riprese a Saraburi, il giardino è stato riportato nelle stesse condizioni in cui era stato trovato.

Come era successo in Marocco, anche il governo Thai ha contribuito generosamente con tanti soldati per il ruolo dei guerrieri. "E’ stato un interessante lavoro interculturale", dice il capitan Dye. "Avevo appena terminato con l’esercito marocchino e ho iniziato subito con quello thai. Sono stati formidabili, veloci nell’apprendere, malgrado stessi insegnando l’uso di tattiche e di armi vecchie di 2300 anni. Li abbiamo organizzati in falangi e abbiamo insegnato loro a dividersi e a riunirsi, una cosa importante quando si attraversa una foresta, diversa da un campo di battaglia in pieno deserto come quello di Gaugamela".

Nella foresta, Dye ha affrontato le stesse difficoltà di Alessandro. "Il problema di Alessandro in India, era che le falangi dovevano separarsi per superare gli ostacoli naturali e gli alberi e così perdevano la loro coesione. Quando Alessandro ha usato la falange su un territorio ampio e pianeggiante, come a Gaugamela e in tante altre battaglie, era il più forte del mondo. Ma quando il terreno costringeva le sue unità a separarsi, queste si trovavano in grande difficoltà".

Nel film, le forze indiane usano gli elefanti in battaglia. In nessun altro posto al mondo si trovano elefanti addestrati come in Thailandia. (l’elefante è presente nella religione e nel folklore thai e sono stati compiuti grandi sforzi per impedire la distruzione delle foreste in cui abitano). Per gli elefanti, la produzione si è rivolta a Sompast Meepan, proprietario del popolare Ayutthaya Elephant Palace e del Royal Kraal. Meepan ha portato 30 pachidermi da Ayutthaya fino al Phu Kae Central Botanic Garden.

La battaglia, secondo la sceneggiatura, richiedeva che gli elefanti compissero una determinata azione. Dale Dye e il coordinatore stunt Gary Powell hanno passato due mesi a lavorare con Sompast e i "mahouts" (addestratori) per sviluppare una serie di abilità, come l’abituare gli elefanti alla presenza dei cavalli.

"Un elefante fa quello che fa un elefante", dice Dye. "Non si interessano ai segni tracciati per terra, ma noi avevamo un branco di elefanti straordinari, intelligenti e molto ben addestrati". Stone aggiunge: "I cavalli hanno creato più problemi, a parte Bucefalo, il grande destriero nero di Alessandro, che era molto calmo e in una delle riprese del film si è avvicinato con le zampe posteriori a un elefante senza mostrare alcun timore. La ripresa è vera, non sono stati usati effetti digitali. Il cavallo, lo stuntman e Colin sono stati sorprendenti".

Per garantire la sicurezza degli animali, il famoso animalista Richard Lair, uno dei fondatori del Thai Elephant Conservation Centre, e il veterinario capo del governo thai, il dr. Preecha Puangkham, sono stati sempre presenti durante le riprese e quando venivano addestrati gli elefanti.

Durante le due settimane e mezza in cui si sono girate le scene della battaglia nella foresta, gli elefanti non hanno provocato alcun danno e nessun animale è stato ferito. "Sono stati bravissimi", dice Stone dei pachidermi, "Sembrava che si stessero divertendo".

Ovviamente le ferite e le mutilazioni inflitte agli elefanti nel corso della battaglia erano frutto del lavoro del dipartimento degli effetti visivi e del dipartimento di trucco prostetico.

Per preparare le battaglie del film, l’armiere Richard Hooper si è occupato della fabbricazione delle armi usate dagli eserciti macedoni, persiani, indiani e bactriani. Hooper e la sua squadra hanno dovuto equipaggiare 1500 soldati al giorno, con 1000 sarisse, 2000 scudi, 2000 spade, 750 archi e 9000 frecce e per la sequenza della battaglia nella foresta hanno dovuto aggiungere 500 scudi e altrettante spade, mazze e scuri, 150 archi e 2000 frecce, oltre a livree per la cavalleria macedone e persiana e per gli elefanti. Il direttore artistico Stuart Rose ha avuto il compito di ideare e controllare l’elaborata armatura degli elefanti.





La ricostruzione di un antico mondo

Con l’obiettivo della massima precisione storica, tutti gli oggetti di scena, le armi, i mobili e le decorazioni del set sono stati progettati e costruiti appositamente per la produzione. I laboratori per i dipartimenti artistici e dei costumi sono stati aperti vari mesi prima che iniziassero le riprese.

"Dovevamo trovare locations che sostituissero la Macedonia, la Persia, Bactriana, Sogdiana, l’Hindukush e l’India. Bactriana e Sogdiana non esistono più e ora sono parte dell’Afghanistan, dell’Uzbekistan, del Kazakhstan e della Mongolia esterna. Era un bel puzzle da mettere insieme. Con i paesaggi devi essere molto preciso, altrimenti si mescolano tutti".

Durante i sopralluoghi, Stone e Roelfs hanno viaggiato a lungo per trovare i paesaggi giusti per il viaggio di Alessandro e alla fine hanno deciso per il Marocco e la Thailandia, mentre gli interni sono stati girati a Pinewood e negli Shepperton Studios nei pressi di Londra. Il Marocco era perfetto per le dimensioni del film e per quanto poteva offriva a livello di paesaggi, personale e atmosfera.

"Per poter realizzare il film era fondamentale focalizzarsi su un paio di aree in cui potevamo trovare paesaggi diversi", dice il produttore Jon Kilik. "Non potevamo girare in decine di paesi come ha fatto Alessandro. Appena fuori da Marrakech ci sono deserti, pianure, montagne, caldo e neve, tutto a meno di due ore di distanza. A Essaouira abbiamo trovato la nostra Macedonia, con un mare, una vegetazione, formazioni rocciose e piante completamente diversi da Marrakech. Per una location importante di un fiume in India, poiché non c’era niente di abbastanza esotico in Marocco, abbiamo trovato un posto magnifico nella provincia di Ubon Ratchathani, sul fiume Mekong in Thailandia, vicino al confine con il Laos. La Thailandia ci ha permesso di risolvere il problema di avere un battaglia elefanti asiatici addestrati".

Molto prima dell’inizio delle riprese, Stone e il direttore della fotografia Rodrigo Prieto hanno girato del materiale a Malta e nella zona dell’Himalaya indiano, che è stato usato come sfondo dagli effetti visivi per il porto di Alessandria, con il favoloso Faro, un’altra delle sette meraviglie del mondo antico, e per il viaggio di Alessandro attraverso le distese nevose dell’Hindukush.

Stone e Prieto hanno ottenuto un preciso schema visivo che hanno conservato per tutto il film. "Abbiamo deciso di avere un look e un’atmosfera diversi per ogni periodo della vita di Alessandro", dice il direttore della fotografia. "Le sequenze in Macedonia, con Alessandro bambino, hanno colori puri, innocenti. Per la battaglia di Gaugamela abbiamo voluto i colori del deserto e della sabbia, quindi abbiamo usato filtri tabacco, che danno un tono aranciato e una pellicola con più grana. Babilonia è dorata, piena di colore, ma quando Alessandro attraversa l’Hindukush tutto diventa più freddo. Per le sequenze in India, abbiamo voluto l’opposto della Macedonia e siamo intervenuti sul negativo per accentuare il contrasto".

Sicuramente la cosa più difficile è stata ricreare il mondo che circonda il giovane re per un arco di 30 anni e comprende gran parte del mondo allora conosciuto. Jan Roelfs e il dipartimento artistico si sono posti il problema di come reinventare il mondo antico conservandone l’autenticità, ma lasciando anche spazio all’immaginazione cinematografica. Ne è risultata la più dettagliata ricostruzione del mondo antico mai raggiunta in un film.

In una zona desertica nei pressi di Marrakesh, il dipartimento artistico ha ricostruito il quartier generale di Alessandro all’interno dell’accampamento nei pressi del campo di battaglia di Gaugamela. Alessandro era molto influenzato fin dall’infanzia dalle storie degli eroi greci, quindi sul suo trono i designers hanno messo il mitico scudo di Achille, e in una cassetta di avorio a fianco del suo letto le pergamene dell’Iliade e dell’Odissea.

Sempre in Marocco sono state girate le scene del mercato dei cavalli in Macedonia, quando il giovane Alessandro incontra per la prima volta Bucefalo. Il dipartimento artistico ha aggiunto file di case, strade di pietra e alberi di cipresso alla verde vallata. Nel mercato sono stati portati oltre 50 asini e cavalli, oltre a bancarelle di frutta e verdura. Le comparse, vestite di tela bianca, costellavano il paesaggio come sculture viventi, alcuni con sacchi di lana sulle spalle, dando un’immagine bucolica dell’antica Macedonia.

Sempre in Marocco, su una scogliera che si affaccia sull’oceano, è stato ricostruito il tempio di Pallade Atena, che conserva l’antica mappa del mondo che ha tanto affascinato il giovane Alessandro ed è il luogo in cui Aristotele teneva le sue lezioni al re e ai suoi amici nel Giardino di Mieza. A Boufarziza è stato realizzato un anfiteatro, edifici di servizio e un altro tempio a Pallade Atena, con grandi statue policrome.

Nei teatri di Pinewood, a Londra, sono state girate le scene in interni. L’hangar ‘007’ è il più grande set mondo e la troupe di "Alexander" l’ha riempito completamente con le elaborate ricostruzioni di un passato lontano.

Il primo dei due grandi set di Pinewood era l’esotica corte di un palazzo indiano. Poiché gli indiani usavano il legno per costruire, non è restata nessuna opera architettonica dell’età di Alessandro, quindi Roelfs si è ispirato agli altari indiani, che hanno gradini al loro interno, e ha ideato una costruzione aperta, con mura a gradoni che portano alla corte, e una serie di fontane.

Il palazzo indiano ha richiesto quattro mesi di lavoro, con una media di 150 operai al giorno. Un grande baldacchino ricamato ombreggia la zona centrale della corte e le fontane adiacenti.

Anche se il palazzo indiano è di grande bellezza, Roelfs ha dato il meglio di sé per la città di Babilonia. "Babilonia è il set più ricco che abbia mai fatto", afferma lo scenografo. "L’ingresso di Alessandro a Babilonia è il culmine della sua carriera. Lui non ha mai visto un tale splendore in tutta la sua vita, mai ha incontrato una cultura che per molti versi è superiore alla sua.

"Il progetto è stato eseguito rapidamente", continua Roelfs, "perché sapevo esattamente cosa volevo. Ma la costruzione è stata complessa. C’erano una quantità di disegni e di lavorazioni. Ho deciso di integrare i famosi giardini pensili di Babilonia nel progetto, quindi è un palazzo aperto. Ho voluto soffitti altissimi e vari livelli del palazzo, uno dopo l’altro".

Forse l’angolo più sorprendente del set è la camera da letto di Dario III, che Alessandro vuole per sé dopo aver sconfitto il re. I paraventi di legno intarsiato sono stati realizzati in Marocco, come l’enorme ventaglio con l’immagine del supremo dio persiano, Ahura Mazda, mentre i baldacchini e i tessuti vengono dal Pakistan.

Il supervisore dell’apparato scenico Steve Mitchell, con un unico assistente, ha dipinto una vista panoramica di Babilonia lunga 150 piedi e alta 45, con riproduzioni dettagliatissime di palazzi, ponti, giardini, strade lastricate, mostrando una civiltà al suo apice. Nei film di oggi, questi sfondi sono preparati con ingrandimenti di foto. Ovviamente non c’erano foto di Babilonia, quindi il dipartimento artistico è tornato alla tradizione per ricreare il passato, il che ha comportato cinque settimane e mezzo di lavoro per Mitchell.

Per i lussureggianti giardini pensili di Babilonia, l’arredatore Jim Erickson ha sfruttato tutta la sua competenza in questo settore. Ma il rigido inverno inglese, e il fatto che il teatro 007 era privo di riscaldamento, mettevano in pericolo le piante, che ogni giorno alla fine delle riprese venivano coperte e riscaldate con speciali lampade fino alla mattina seguente, quando tornavano in tutto il loro splendore davanti alle macchine da presa. Quando il palazzo di Babilonia è stato popolato da attori e comparse, con torce fiammeggianti, incenso che ardeva, fontane che scrosciavano, l’illusione della realtà era virtualmente completa.

Anche Stone restava sorpreso quando uscendo dal teatro ritrovava la triste luce dell’inverno inglese. "Che strano mondo abbiamo creato", riflette. "Solo pochi passi tra secoli e culture". Comunque il passaggio inverso era più piacevole: dalle tenebre agli sfavillanti interni di Babilonia.

Le porte di Babilonia, attraverso le quali passano trionfanti Alessandro e le sue truppe dopo aver sconfitto Dario, sono state ricostruite a Marrakesh. "In un museo di Berlino sono conservati alcuni frammenti della porta esterna di Babilonia", dice Roelfs, "e anche se ci è stata d’aiuto per la progettazione complessiva, non ho voluto copiarla. Ho pensato che la porta principale in città è collegata realmente con un ponte sull’Eufrate. In quel momento della storia, Babilonia era la terra del latte e del miele, una terra fertile su un grande fiume. Quando Alessandro la attraversa, dobbiamo sapere che è il luogo più ricco della terra".

Adorne di ceramiche blu e rilievi di creature mitologiche, le porte di Babilonia costruite per il film sono alte 37 piedi. Più tardi sono state fatte apparire di 80 piedi con l’aiuto degli effetti visivi, che hanno creato anche il panorama della città. I cardini della grandi porte di legno erano di bronzo e le enormi statue di tori alati sul ponte sono state scolpite in Gran Bretagna, poi inviate in Marocco, dove sono state dipinte e rifinite. Un esempio di quanto fossero curati i dettagli è nella sequenza in cui Alessandro e il suo esercito entrano in città, infatti l’arredatore Jim Erickson è stato attento a escludere le rose gialle dalla cascata di petali che accoglie i soldati, perché nel IV secolo a.C. le rose gialle esistevano solo in Cina.

Sempre a Pinewood è stata ricostruita la galleria con oltre 20 dipinti primitivi degli antichi miti greci, opera dell’illustratore Simon Thorpe, dove Filippo insegnava al giovane Alessandro i costumi violenti e terribili del mondo in cui vivevano.

Alessandro crebbe nel palazzo reale di Pella, la capitale della Macedonia. La ricostruzione del palazzo è stata dettagliatissima. Nelle stanze di Olimpia, in cui Alessandro trascorre i primi anni, ci sono affreschi che narrano l’Iliade e bassorilievi di figure umane, mentre il pavimento è di mosaico. Il cortile del palazzo è stato usato sia per i riti del matrimonio di Filippo, sia per la sequenza in cui Alessandro e i suoi amici si allenano alla lotta.

Negli Shepperton Studios di Londra è stata ricostruita la Biblioteca di Alessandria, uno dei tesori perduti dell’antichità, dove Sir Anthony Hopkins nel ruolo di Tolomeo detta le sue memorie agli scribi. Sugli scaffali delle pareti sono raccolti oltre 25.000 pergamene.





I costumi

La costumista premio Oscar Jenny Beavan ha creato oltre 20.000 capi di vestiario per il film, lavorando a stretto contatto con Robin Lane Fox e Lloyd Llewellyn-Jones, studioso di storia antica alla Exter University. "Esistono moltissime pitture vascolari dell’antica Grecia", afferma Beavan, "e anche testimonianze scritte, quindi sappiamo come tessevano le stoffe". Gli abiti del matrimonio riflettono l’intreccio culturale del mondo di Alessandro, in particolare quello di Roxane. "Durante le mie ricerche, ho scoperto che le tecniche afgane non sono cambiate molto in duemila anni", dice Beavan, "intessono fili d’oro negli abiti e noi abbiamo fatto la stessa cosa per gli abiti di nozze di Roxane e Alessandro. Ho voluto che Roxane apparisse seducente, senza mostrare molto".

Beavan e la sua squadra si sono occupati anche delle armature dell’esercito. "Abbiamo compiuto ricerche sulle varie divise dell’esercito macedone, con l’aiuto del nostro consulente militare, il capitano Dale Dye", continua Beavan. "Abbiamo preparato l’armatura iniziale in cuoio e bronzo, poi l’abbiamo riprodotta in plastica, più leggera e flessibile". Beavan ha prestato particolare attenzione alle armature indossate da Alessandro e dai suoi generali, alcune delle quali pesavano oltre 15 chilogrammi.

Molto significativo l’elmo piumato di Alessandro, riprodotto in dieci esemplari.

Nella battaglia di Gaugamela, le tuniche di cotone bianco e le armature dei soldati greci e macedoni sono in netto contrasto con le vesti sgargianti dei loro nemici persiani. "I Persiani decoravano gli abiti, non li drappeggiavano semplicemente come i Greci", afferma Beavan. "Cucivano pantaloni, usavano cinture e ganci e calzavano scarpe ricamate. I Persiani adoravano gli abiti, mentre i Greci preferivano che si vedessero le forme del corpo". Gli ornamenti raggiungono l’apice nei costumi che Beavan ha creato per il re Dario III e il principe Farnaco, splendenti di colori.

Beavan si è anche occupata di vestire l’esercito indiano per la battaglia nella foresta. "I costumi per gli Indiani sono di seta a colori vivaci, con lunghe sciarpe, gioielli e turbanti, o con i capelli raccolti in una coda. Sappiamo poco di loro, perché le loro sculture erano di arenaria e non hanno retto allo scorrere del tempo, mentre i vasi greci sono arrivati fino a noi".





La musica di "Alexander"

Durante le riprese, Stone ha usato una tecnica che gli è familiare: accompagnare le scene sul set con della musica particolare, che riuscisse a creare un’aura per gli attori e la troupe e per "Alexander" ha voluto le musiche del famoso compositore greco Vangelis. Ispirandosi alla storia di Alessandro, uno dei suoi eroi preferiti, Vangelis ha ricercato le radici musicali greche e macedoni. Il compositore ha usato non solo il suo famoso sintetizzatore, ma anche strumenti antichi, come la cornamusa (che, sebbene venga associata alla musica celtica, ha avuto origine nel nord della Macedonia, in quella che è l’odierna Bulgaria), il tamburo, il liuto e la lira.

"Nel ritmo e nelle melodie affiorano tante influenze musicali", spiega il supervisore delle musiche Budd Carr (che ha lavorato in tutti i film di Stone da "Salvador" in poi), "frutto delle culture dei paesi conquistati da Alessandro: Persia, Afghanistan, Egitto, India. Poiché il film è ambientato nel 320 a.C., non si può consultare una collezione di cd per scegliere il materiale. Nelle sceneggiature di Oliver ci sono sempre scene in cui è presente la musica, quindi abbiamo gruppi di musicisti che suonano in Macedonia, in Persia, a Balkh (Afghanistan) e in India. Vangelis, che conosce bene la storia musicale di quei paesi, ha composto, registrato e prodotto musica originale da far suonare a quei musicisti. La sua colonna sonora è possente ed evoca il passato, mescolando diverse influenze etniche e vari strumenti".





La fine del viaggio

Alla fine dei 94 giorni di riprese, si può dire che la produzione di "Alexander" ha avuto molto in comune con soggetto del film. "Il film è stato parallelo alla storia", dice Jon Kilik. "C’è stato un melting pot di culture e popoli, Inglesi, Irlandesi, Americani, Francesi, Marocchini, Thailandesi, che hanno contribuito al film con le loro voci e il loro stile".

Il momento finale delle riprese è stato emblematico dello spirito del film. "Non dimenticherò l’ultima immagine di Colin", dice Stone, "in piedi appoggiato alle stampelle, col sangue che gli colava sul viso e bagnava l’armatura, con la caviglia fratturata, ma con quel suo magnifico sorriso e quei folli occhi irlandesi che brillavano. Ce l’avevamo fatta. E’ stato un momento speciale per noi due. Come Tolomeo alla fine del film, dico "Alla sua presenza eravamo tutti migliori".

Con grandi sforzi, un cast grandioso e artisti visionari dietro la macchina da presa, Stone è riuscito finalmente a realizzare il suo sogno e a portare sullo schermo la straordinaria vita di Alessandro il Grande.





OLIVER STONE (sceneggiatore/regista) è stato insegnante in Vietnam, marinaio della Marina mercantile nel Pacifico e nel Sud Est asiatico, taxista, fattorino, assistente di produzione e rappresentante per una compagnia cinematografica a New York. Ha servito nella fanteria dell’Esercito americano in Vietnam dal 1967 al 1968, è stato ferito due volte e decorato con la medaglia di bronzo al valor militare. Tornato negli Stati Uniti dopo il Vietnam, si è laureato alla scuola di cinema della New York University nel 1971. Stone ha ricevuto 11 candidature agli Oscar come sceneggiatore, regista e produttore. Ha vinto un Oscar per la sceneggiatura di "Fuga di mezzanotte" e come regista per "Nato il 4 luglio" e "Platoon", tre Golden Globe per la regia ("Platoon", "Nato il 4 luglio"), uno per la sceneggiatura ("Fuga di mezzanotte") ed è stato candidato per la regia di "Natural Born Killers" e come co-sceneggiatore di "Nixon". Stone ha scritto un libro in cui ha raccolto i suoi saggi sul cinema, la cultura, la politica e la storia, "Oliver Stone’s USA". Il suo primo romanzo "A Child’s Night Dream" è stato pubblicato nel 1997 da St. Martin’s Press. Il suo film documentario "Persona non grata", una serie di conversazioni con leader e militanti palestinesi e israeliani del passato e attuali, è stato trasmesso da HBO nella primavera del 2003. "Comandant" è stato accolto da molte controversie da parte della tv via cavo, che poi ha trasmesso il secondo documentario di Stone su Fidel Castro, "Looking for Fidel" nell’aprile 2004. Stone ha diretto "Ogni maledetta domenica" (1999), "U-Turn" (1997), "Nixon" (1995), "Natural Born Killers" (1994), "Tra cielo e terra" (1993), "JFK" (1991), "The Doors" (1991), "Nato il 4 luglio" (1989), "Talk Radio" (1988), "Wall Street" (1987), "Platoon" (1986), "Salvador" (1986), "La mano" (1981) e "Seizure" (1973). Ha scritto poi le sceneggiature di "Fuga di mezzanotte", "Scarface", "Conan il Barbaro", "L’anno del dragone" e "Evita". Ha prodotto "Larry Flint-Oltre lo scandalo", "Il circolo della fortuna e della felicità", "Il mistero Von Bulow", "Savior", "Freeway", "South Central-Zona a rischio", "Zebrahead", "Blue Steel-Bersaglio mortale" e la miniserie della ABC "Wild Palms". Come produttore, Stone ha vinto un Emmy per il film HBO "Indictment: The MacMartin Trial" ed è stato candidato per il documentario "The Last Days of Kennedy and King".












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